Inseguo l’impossibile

Claude Monet (1840 – 1926)

Oscar Claude Monet nasce a Parigi nel 1840 e muore nel 1926 a Ginervy, un piccolo villaggio a Ovest della capitale. Considerato il più impressionista tra gli Impressionisti, fin da giovane si appassiona al disegno, ricercando quei piccoli dettagli che gli suscitavano emozioni. Grazie ad una sua ricca zia, riuscì a frequentare una scuola d’arte a Parigi.

Durante la sua vita, che lo vide impegnato a prestare servizio militare ad Algeri e poi esonerato per aver pagato la somma di denaro richiesta per abbandonare tale occupazione, la passione per l’arte non lo abbandonò. Definito ‘il cacciatore’ amava dipingere da solo, rigorosamente en plein air, cioè all’aria aperta incontrandosi con altri Impressionisti dell’epoca in un locale parigino per scambi di opinione, inizialmente in modo saltuario per poi divenire un appuntamento settimanale. Tali incontri, come descriveva Claude Monet ‘tenevano vivo il nostro spirito e ci davano una carica di entusiasmo che ci sosteneva per settimane finché non davamo finalmente espressione alle idee maturate’.

Nei suoi numerosi viaggi che compì in giro per l’Europa e nel resto del mondo, la sua arte si incentrò nella ricerca dell’impressione cercando di cogliere l’attimo fuggente, cioè la sensazione di un istante. Non contava tanto cosa si rappresentava, ma il come. Si dava valore al colore e alla luce, aumentando la percezione e la bellezza di ogni singolo soggetto, anche se veniva raffigurato lo stesso motivo.

Monet dipinse con lo sguardo dell’animo, valorizzando ogni soggetto in ogni ora del giorno e con effetti diversi della luce, restando in attesa delle ombre e del sole; ma questa semplicità ed eleganza, non lo resero solo un uomo di grande animo. I devastanti rifiuti per le sue opere, considerate meno definite e dettagliate rispetto ad una carta da parati (critico Louis Leroy) i dolori che lo afflissero negli anni, dalla morte della prima e della seconda moglie portandolo ad una forte depressione e a gravi problemi economici, lo resero inquieto. Unica via di fuga fu la pittura, che lo portò ad isolarsi dal mondo contemplando sempre più la natura, circondato dalle migliaia di sensazioni che solo ella poteva suscitargli.

Nei suoi ultimi anni di vita, incorniciati da una progressiva cecità e da un male incurabile, si fece costruire vicino alla sua casa a Ginervy un delizioso giardino sotto sua progettazione che divenne un luogo di ritiro dove vivere e privilegiare la fantasia rispetto alla realtà.

E ‘come un uccello che canta’, Monet, fino alla fin dei suoi giorni, fece della propria pittura un’ esigenza interiore, riconoscendo la volontà di parlare di qualsiasi soggetto senza mai descriverlo, preferendo il cambiamento continuo dell’impressione, imprimendole con grande velocità sulla sua immancabile tela.

Impressione, sole nascente – Claude Monet, 1872
I papaveri – Claude Monet, 1873

Fonti: Wikipedia, Itinerario dell’arte di Giorgio Cricco e Francesco Paolo di Teodoro.

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